RESPONSABILITA’ MEDICA: AL GINECOLOGO SPECIALISTA E’ RICHIESTA UNA DILIGENZA SUPERIORE ALLA MEDIA

Il concetto di responsabilità medica trova applicazione quando sussiste un nesso causa-effetto tra la lesione, sia fisica che psicologica, del paziente e la condotta del medico, in aggiunta o meno a inefficienze da parte della struttura sanitaria in cui opera.

La Legge Gelli (Legge n. 24/2017), nel definire i confini della responsabilità civile del medico, chiarisce la sostanziale differenza tra responsabilità extracontrattuale, posta a carico del medico che opera all’interno di una struttura sanitaria, e responsabilità contrattuale, che lega il danno direttamente alla struttura sanitaria.

In merito alla definizione del grado di colpa, la Corte Suprema di Cassazione ha affermato che è necessario prendere in considerazione alcuni elementi come la misura della divergenza tra condotta effettivamente tenuta e quella che si sarebbe dovuta tenere in base alla norma cautelare, la prevedibilità ed evitabilità dell’evento, il quantum di esigibilità, avendo riguardo all’agente concreto e alle sue conoscenze e la motivazione della condotta, quindi le ragioni di urgenza legate al caso.

All’interno di un quadro più generale, la Cassazione ricorda che al medico ginecologo è richiesta una diligenza superiore alla media, se il caso specifico richiede esami diagnostici più approfonditi e se si rischia di recare danno alla madre.

La suprema Corte rigetta il ricorso avanzato da un medico nei confronti di una coppia, che si è vista negare il diritto di scelta sulla prosecuzione della gravidanza e ha dovuto affrontare tutte le difficoltà che derivano dall’avere una figlia nata con malformazioni cardiache e alle dita.

La coppia di genitori agiva in giudizio per chiedere i danni conseguenti alla nascita della loro bambina, in quanto il ginecologo di fiducia, non effettuando i necessari approfondimenti morfologici nei tempi previsti dalla scienza medica, ha impedito alla coppia di optare per l’interruzione della gravidanza. La figlia è infatti nata affetta dalla sindrome di Apert e dalla tetralogia di Fallot, condizioni che le impediscono di condurre una vita normale.

In primo grado la domanda veniva accolta, in Appello i danni alla minore venivano esclusi in quanto la stessa non può considerarsi come titolare di un “diritto a non nascere”.

La sentenza n. 29002/2021 conferma la decisione della Corte di Appello, che come il giudice di primo grado, ha affermato che dal medico ginecologo specialista ci si attende necessariamente un livello di diligenza e perizia superiori a quelli generali che caratterizzano la professione medica, con conseguente spettanza alla coppia dei danni riportati dalla donna e dalla famiglia nel suo complesso. Nel caso in questione, alla luce delle prove valutate dai giudici di merito la Corte di Appello ha imputato al medico ginecologo una carenza di diligenza e di perizia in quanto avrebbe dovuto vagliare più attentamente gli esami ecografici e fornire informazioni più dettagliate sulla possibilità di eseguire esami con una superiore capacità diagnostica.

La Suprema Corte, in precedenza, aveva chiarito che non sempre per i medici è sufficiente attenersi alle linee guida: se la specificità del caso concreto impone uno standard di diligenza più elevato, il sanitario che non vi si conforma deve rispondere del proprio operato.

Ad esempio, il mero rispetto delle linee guida non preclude automaticamente la condanna conseguente all’omessa diagnosi di anomalie fetali, dalla quale è derivata una nascita indesiderata.

Per i giudici “la conformità della condotta professionale alle linee guida non costituisce di per sé causa di esonero del sanitario da responsabilità tutte le volte in cui la specificità del caso concreto imponga uno standard di diligenza più elevato (si veda Cass. n. 11208/17)”.