LAVORO A TEMPO DETERMINATO, LA NUOVA NORMATIVA

Il Decreto Lavoro 2023, ossia il Decreto Legge n. 48/2023 recante le “Misure urgenti per l’inclusione sociale e l’accesso al mondo del lavoro”, prevede una profonda revisione delle politiche di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, oltre che una nuova disciplina per la formazione e l’accesso al mondo del lavoro.

Di seguito analizzeremo brevemente alcune novità introdotte dal predetto decreto in materia di rapporti di lavoro a tempo determinato.

Innanzitutto, viene confermata la stipulazione dei contratti a termine e di somministrazione a termine senza obbligo di causali fino a 12 mesi di durata degli stessi. Per quelli di durata superiore, invece, è necessario l’inserimento delle causali previste dalla contrattazione collettiva (anche di livello aziendale) o, in mancanza di queste, delle causali liberamente concordate dall’azienda e dai lavoratori sulla base di esigenze di natura tecnica, organizzativa o produttiva. In questo modo – ed è questa la novità più importante di tale disciplina – si restituisce alla contrattazione collettiva un ruolo rilevante nell’individuare quelle che sono le reali necessità dei diversi settori. Tuttavia, in attesa che la contrattazione collettiva faccia il suo corso, sono le parti (azienda e lavoratore) a dover individuare e poi inserire nei contratti le causali/esigenze che giustificano l’assunzione a termine dei lavoratori.

Per quanto riguarda la proroga, la regola generale è che il termine possa essere prorogato, con il consenso del lavoratore, solo quando la durata iniziale del contratto è inferiore a 24 mesi, a prescindere dal numero dei contratti e, in ogni caso, per un massimo di 4 volte nell’arco di 24 mesi.

Tale proroga può avvenire liberamente nei primi 12 mesi e, successivamente, solo in presenza delle c.d. causali che legittimano la sottoscrizione di un contratto a termine.

In merito alla possibilità di rinnovo, invece, si rileva come ciò possa accadere esclusivamente in presenza delle c.d. causali che legittimano la sottoscrizione di un contratto a termine. In questo caso, rimane in vigore l’obbligo di rispettare i seguenti intervalli temporali fra un contratto a termine ed il successivo:

  • almeno 10 giorni per i contratti fino a 6 mesi;

  • almeno 20 giorni per i contratti di durata superiore a 6 mesi.

In caso di violazione delle disposizioni relative agli intervalli temporali, il secondo contratto si trasforma automaticamente in contratto a tempo indeterminato.

Infine, per quanto riguarda la somministrazione di lavoro a tempo determinato, si evidenzia come, ai fini del rispetto del limite quantitativo del 20% (o della diversa percentuale stabilita in sede contrattuale), non vengano computati:

– i lavoratori somministrati assunti dall’agenzia di somministrazione con contratto di apprendistato;

– i lavoratori, tassativamente individuati, tra cui i soggetti disoccupati che fruiscono da almeno sei mesi di trattamenti di disoccupazione non agricola o di ammortizzatori sociali, i lavoratori svantaggiati o molto svantaggiati ai sensi dell’art. 2, numeri 4 e 99, del regolamento UE n. 651/2014.

In conclusione, alla luce di quanto sopra esposto, si rileva come le principali novità introdotte dal Decreto Lavoro 2023 in materia di lavoro a tempo determinato comportino una sostanziale apertura verso una maggiore flessibilità diretta a contrastare la povertà e l’esclusione sociale. Tuttavia, data la recente emanazione del decreto, è necessario attendere un po’ di tempo prima di valutare la concreta efficacia delle soluzioni proposte.