LA CORTE D’APPELLO DI TORINO, SEZIONE LAVORO, MUTA PER LA PRIMA VOLTA IL SUO PRECEDENTE COSTANTE ORIENTAMENTO STATUENDO L’INSUFFICIENZA DELLA RETRIBUZIONE IN FAVORE DI ALCUNI LAVORATORI , DIFESI DALLO STUDIO LEGALE MANFRINO

Con sentenza del 11/10/23 la Corte d’Appello di Torino ha dato ragione ai lavoratori, difesi dallo Studio Legale Manfrino, che avevano contestato la congruità e sufficienza della retribuzione prevista dal Ccnl “per il personale dipendente da imprese esercenti Servizi ausiliari, fiduciari e integrati resi alle imprese pubbliche e private”.

La Corte d’Appello di Torino, sino ad oggi, aveva sempre mantenuto un costante orientamento volto a sostenere che la presunzione di rispondenza ai parametri costituzionali del trattamento economico previsto dai contratti collettivi trova fondamento nella concreta vicinanza alla materia delle associazioni sindacali stipulanti e, quindi, nella loro capacità di interpretare le esigenze reali, secondo le contingenze del settore, potendo così stimare con adeguata garanzia di tutela e di bilanciamento, gli interessi in gioco; tale presunzione avrebbe impedito al Giudice di valutare l’effettiva congruità della retribuzione percepita dai lavoratori.

A fronte delle numerose pronunce positive ottenute avanti al Tribunale di Torino, che hanno portato anche la Suprema Corte a pronunciarsi conformemente a quanto sempre sostenuto da codesto Studio Legale, anche la Corte di Appello di Torino ha inteso mutare il proprio precedente orientamento confermando che i minimi retributivi previsti dal predetto Ccnl non rispondono ai parametri costituzionali di proporzionalità e sufficienza anche in considerazione dei parametri di raffronto proposti dalla difesa dei lavoratori.

Un grande risultato anche nell’ottica di vedere presto riconosciuto il salario minimo per tutti i lavoratori.