IL RICONOSCIMENTO DELLE SENTENZE STRANIERE DI ADOZIONE DA PARTE DI COPPIE DELLO STESSO SESSO

Con la sentenza n. 9006/2021 del 12 gennaio 2021, depositata in data 31/03/2021, la Suprema Corte di Cassazione si è pronunciata a Sezioni Unite in merito al riconoscimento di un provvedimento di adozione della Surrogate’s Court dello Stato di New York di due cittadini americani di sesso maschile.

In particolare, le Sezioni Unite hanno dichiarato non contrario al principio di ordine pubblico internazionale la richiesta di riconoscimento nel nostro ordinamento dell’adozione legittimante pronunciata negli Stati Uniti con il consenso dei genitori biologici e avvenuto previa indagine effettuata sugli adottanti da agenzia pubblica equiparabile ai Servizi Sociali.

Più nel dettaglio, il genitore sociale cittadino italiano, naturalizzato statunitense e residente negli Stati Uniti, chiedeva all’ufficiale di stato civile di un comune italiano la trascrizione dell’atto di nascita del minore, nato negli USA e ivi residente, riconosciuto negli Stati Uniti quale figlio adottivo di lui e del suo compagno (in un secondo tempo sposato), quest’ultimo cittadino americano. L’ufficiale di stato civile rifiutava la trascrizione, ritenendo applicabile al caso di specie il regime dell’adozione internazionale e pertanto, in applicazione dell’art. 36 IV comma l. n. 183/1984, competente il Tribunale dei Minori.

Il genitore adottivo cittadino italiano ricorreva quindi in appello.

La Corte di Appello di Milano, previa esclusione della legittimazione attiva del Sindaco, in qualità di ufficiale di Governo, sulla base della sufficienza della partecipazione al giudizio del Procuratore Generale, si dichiarava competente in luogo del Tribunale dei Minori. Ciò avveniva ai sensi dell’art. 41 I comma l. n. 218/1995, in virtù del quale i provvedimenti stranieri in materia di adozione sono riconoscibili ex artt. 64, 65 e 66 l. n. 218/1995, rilevando come fossero inapplicabili i principi dell’adozione internazionale al caso di specie. Nello specifico poi, la Corte d’Appello affermava che, nella situazione in esame, occorreva fare riferimento alla nozione di ordine pubblico internazionale, con la conseguenza che il giudicante chiamato a valutare la compatibilità dell’atto straniero all’ordinamento nazionale avrebbe dovuto effettuare la valutazione sulla base della rilevazione di un ipotetico contrasto con le esigenze di tutela dei diritti fondamentali della persona umana, e pertanto principalmente con il preminente interesse del minore. La Corte d’Appello concludeva quindi osservando che il riconoscimento dello status acquisito all’estero non era precluso dalle norme interne che prevedono l’adozione legittimante alle sole coppie coniugate, e che stabiliscono l’impossibilità di accedere all’adozione per quelle unite civilmente, dovendosi invece fare riferimento alla sovraordinata nozione di ordine pubblico internazionale e infine altresì osservando come la normativa interna non si qualifichi come opzione costituzionalmente obbligata.

Avverso tale sentenza proponeva ricorso in Cassazione il Sindaco del luogo ove era stata chiesta la trascrizione del provvedimento straniero nei registri dello stato civile, ritenendosi legittimato attivo, contrariamente a quanto sostenuto in sede di appello, e contrastando la sentenza d’Appello con riferimento a quattro motivi di ricorso.

La sezione semplice rimetteva la causa alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, data la rilevanza e la complessità della questione trattata.

Con la pronuncia in esame le Sezioni Unite, in accoglimento del primo motivo di ricorso e in via preliminare, ritengono sussistente la legittimazione attiva del Sindaco, in qualità di ufficiale di Governo. All’uopo, la Corte richiama la sentenza n. 12193/2019, secondo la quale: “Il rifiuto di procedere alla trascrizione nei registi dello stato civile di un provvedimento giurisdizionale straniero, con il quale sia stato accertato il rapporto di filiazione tra un minore nato all’estero e un cittadino italiano, dà luogo, se non determinato da vizi formali, a una controversia di stato, da risolversi mediante il procedimento disciplinato dall’art. 67 della l. 218 del 1995, in contraddittorio con il Sindaco, in qualità di ufficiale dello stato civile destinatario della richiesta di trascrizione..”.

Con il secondo motivo, il Sindaco lamentava che, nel caso di specie, la mancata trascrizione del provvedimento straniero fosse stata contestata in giudizio dal solo genitore adottivo cittadino italiano naturalizzato statunitense, essendo la costituzione dell’altro genitore sociale cittadino americano avvenuta solo in sede di legittimità, in violazione del litisconsorzio necessario. Le Sezioni Unite, tuttavia, in linea con un orientamento consolidato e in disaccordo con il ricorrente, rilevano come, qualora il litisconsorte necessario si costituisca in giudizio accettandolo nello stato in cui si trova, e nessuna parte risulti privata di facoltà processuali non già altrimenti pregiudicate, in tali circostanze non si possa rilevare il difetto di contraddittorio, in virtù del principio di ragionevole durata del processo.

La Suprema Corte respinge poi il terzo motivo di impugnazione, in cui il Sindaco contestava la competenza della Corte d’Appello, in favore del Tribunale dei Minori. Il Supremo Consesso ritiene infatti che, nel caso sottoposto al suo vaglio, la Corte d’Appello ha opportunamente sancito la propria competenza in unico grado, in virtù dell’art. 67 l. n. 218/1995, in quanto il caso di specie non attiene all’adozione internazionale, mancando i presupposti applicativi di quest’ultima nel caso in esame.

Con il quarto e ultimo motivo, infine, il ricorrente lamentava la mancata applicazione della normativa interna del nostro ordinamento, ostativa al riconoscimento del provvedimento straniero nel caso di specie.

Come anticipato all’inizio del presente scritto, anche tale motivo è stato respinto dalle Sezioni Unite della Corte, rilevando come ” nell’ordinamento coesist[ano] principi di derivazione costituzionale e convenzionale che si pongono rispetto ad essi in una condizione di netta sovraordinazione e preminenza sia per la loro collocazione tra i diritti inviolabili della persona sia per il grado di condivisione che ne costituisce tratto peculiare”, tra cui in primis il preminente interesse del minore.

Pertanto, la pronuncia in esame conclude enunciando il seguente principio di diritto: “Non contrasta con i principi di ordine pubblico internazionale il riconoscimento degli effetti di un provvedimento giurisdizionale straniero di adozione di minore da parte di coppia omoaffettiva maschile che attribuisca lo status genitoriale secondo il modello dell’adozione piena e legittimante, non costituendo elemento ostativo il fatto che il nucleo familiare del figlio minore adottivo sia omogenitoriale ove sia esclusa la preesistenza di un accordo di surrogazione di maternità a fondamento della filiazione”.