“DECRETO RISTORI” (D.L. 137/2020) E “RISTORI BIS” (D.L. 149/2020): ULTERIORI MISURE IN MATERIA DI INTEGRAZIONE SALARIALE COLLEGATE ALL’EMERGENZA EPIDEMIOLOGICA DA COVID-19

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del c.d. “decreto ristori” (d.l. n. 137/2020) e, successivamente, del c.d. “decreto ristori bis” (d.l. 149/2020), il Governo ha introdotto nuove importanti disposizioni in materia di ammortizzatori sociali collegati all’emergenza epidemiologica da Covid-19.

L’art. 12, comma 1, del d.l. 137/2020 stabilisce, infatti, che i datori di lavoro che sospendono o riducono l’attività lavorativa per motivi legati all’attuale crisi sanitaria possono presentare domanda di concessione dei trattamenti di cassa integrazione ordinaria (CIGO), assegno ordinario e cassa integrazione in deroga (CIGD), per una durata massima di sei settimane, usufruibili nel periodo ricompreso tra il 16/11/2020 ed il 31/01/2021. E’ quindi evidente, già ad una prima lettura, come la misura in esame (avente durata massima di 6 settimane) copra poco più della metà delle settimane ricomprese nel periodo in questione (11 settimane). Quanto alla data del 16/11, essa trova la sua spiegazione nel fatto che il d.l. n. 104/2020 (c.d. “decreto agosto”) aveva previsto, all’art. 1, la possibilità per i datori di lavoro di richiedere, nel periodo ricompreso tra il 13/07/2020 ed il 31/12/2020, la concessione dei suindicati trattamenti di integrazione salariale per una durata massima di 18 settimane (si trattava, in particolare, di due “pacchetti” distinti di 9 settimane ciascuno). La norma contenuta all’art. 12 del “decreto ristori”, pertanto, viene incontro a tutti quei datori di lavoro che, a partire dal 13 luglio, hanno utilizzato gli ammortizzatori sociali “emergenziali” senza soluzione di continuità e che, alla data del 15 novembre, avranno per l’appunto consumato tutto il “pacchetto” a loro disposizione.

Il comma 1 del medesimo articolo fornisce, inoltre, un’importante precisazione circa le modalità di computo delle ulteriori 6 settimane di integrazione salariale rispetto alle 18 settimane di cui al d.l. 104/2020, stabilendo che“i periodi di integrazione precedentemente richiesti ed autorizzati ai sensi dell’articolo 1 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104 (…) collocati, anche parzialmente in periodi successivi al 15 novembre 2020 sono imputati, ove autorizzati, alle sei settimane del presente comma”. Ciò significa, in altre parole, che tutti i soggetti che presenteranno istanza ex art. 12, comma 1, d.l. 137/2020, al fine di poter usufruire dell’ulteriore periodo di integrazione salariale, pur avendo ancora la possibilità di utilizzare parte delle 18 settimane previste dal “decreto agosto”, precedentemente richieste ed autorizzate, andranno ad “erodere” il pacchetto delle 6 settimane ulteriori le quali, dunque, risulteranno “assorbite” negli ammortizzatori sociali previsti dal d.l. 104/2020 (se, ad esempio, un datore di lavoro, alla data del 15/11/2020, può ancora usufruire di 2 delle 18 settimane di integrazione salariale previste dal “decreto agosto”, da lui precedentemente richieste, costui avrà diritto soltanto a 4 delle 6 settimane di ammortizzatori Covid-19 riconosciuti dal d.l. 137/2020).

Il comma 2 dell’articolo in commento individua, invece, le imprese destinatarie delle suindicate misure di sostegno, precisando che le 6 settimane di integrazione salariale possono essere riconosciute soltanto ai datori di lavoro ai quali sia già stato interamente autorizzato il secondo “pacchetto” di 9 settimane previsto dal d.l. 104/2020, decorso il periodo autorizzato, nonché ai datori di lavoro appartenenti ai settori interessati dal DPCM del 24 ottobre 2020 che, come noto, ha disposto la limitazione e/o la chiusura delle attività economiche e produttive al fine di fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Stando al tenore letterale della norma, fatte salve eventuali modifiche in sede di conversione, si desume quindi l’impossibilità, per le imprese che finora non abbiano avuto necessità di ricorrere agli ammortizzatori Covid-19, di accedere all’integrazione salariale delle 6 settimane prevista dal “decreto ristori”, a meno che non si tratti di aziende appartenenti ad uno dei settori interessati dal DPCM del 24/10/2020 (che, molto probabilmente, saranno successivamente individuate mediante il codice ATECO), Queste ultime, pertanto, avranno in ogni caso la possibilità di accedere alle 6 settimane di integrazione salariale, anche qualora non abbiano presentato in precedenza domanda per beneficiare delle misure di sostegno di cui al “decreto agosto”. Diversamente, tutti quei datori di lavoro che, non avendo mai fatto ricorso agli ammortizzatori sociali Covid-19 e non rientrando nelle categorie direttamente “colpite” dal DPCM del 24/10/2020, si trovino ora in una situazione di crisi, potranno presentare istanza per ottenere l’autorizzazione al secondo “pacchetto” di 9 settimane di integrazione previste dal “decreto agosto”, utilizzabili fino al 31/12/2020 ma che, come già precisato, andranno computate, a partire dal 16/11/2020, nelle 6 settimane previste dal “decreto ristori”.

Il comma 2, inoltre, ribadendo quanto già previsto dal d.l. 104/2020, sancisce l’onere, per i datori di lavoro che presentino domanda per il periodo di integrazione relativo alle 6 settimane, di versare un contributo addizionale, determinato sulla base di un raffronto tra il fatturato aziendale del primo semestre 2020 e quello del corrispondente semestre del 2019, le cui aliquote (9% e 18%) vengono individuate dall’INPS sulla base dell’autocertificazione (relativa alla riduzione del fatturato) che deve essere allegata all’istanza. Il contributo addizionale, tuttavia, non è dovuto dai datori di lavoro che abbiano subìto una consistente riduzione del fatturato (pari o superiore al 20%), da coloro che abbiano avviato l’attività di impresa successivamente al 1 gennaio 2019 (a tal proposito, secondo la precisazione fornita dall’INPS nella circolare n. 115 del 30/09/2020, deve tenersi conto della data di inizio dell’attività comunicata dall’azienda alla Camera di Commercio), nonché dai datori di lavoro appartenenti ai settori interessati dal DPCM del 24/10/2020.

Con il c.d “decreto ristori bis” (d.l. 149/2020), entrato in vigore in data 9/11/2020, il Governo ha introdotto infine due importanti novità in materia di cassa integrazione con causale Covid-19. La prima, contenuta all’art. 12, comma 1, prevede la proroga al 15 novembre 2020 dei termini decadenziali per l’invio delle domande di accesso ai trattamenti di integrazione salariale diversi da quelli previsti dal “decreto ristori” (ci si riferisce, pertanto, alle misure di sostegno disciplinate all’art. 1 del “decreto agosto”). Di conseguenza, è stato contestualmente abrogato l’art. 12, comma 7, del d.l. 137/2020 (“decreto ristori”) che, in precedenza, aveva fissato tale termine al 31/10/2020. La seconda novità, enunciata al comma 2 del medesimo articolo, consiste nell’ampliamento della platea dei lavoratori beneficiari delle misure di sostegno, mediante il riconoscimento dei trattamenti di integrazione salariale di cui all’art. 12, d.l. 137/2020 (vale a dire le ulteriori 6 settimane previste dal “decreto ristori”) anche in favore dei lavoratori in forza all’azienda alla data del 9/11/2020, nella quale, come detto, è entrato in vigore il decreto “ristori bis”.